Finalmente la Tosca. Grazie Puccini!

foto Dario D'AndreaCredo di essermi innamorata dell’Opera a 18 anni, quando un ragazzo mi raccontò la storia della Turandot e per il compleanno dei 19 anni i miei amici mi regalarono il CD della Tosca di Giacomo Puccini.

Da allora perdo ogni occasione per andarla a vedere, però. Avete letto bene…perdo! Senza il NON!
Sono bravissima a farmi sfuggire le occasioni!
Questo finché l’8 Luglio 2015 la mia amica Franca non trova 2 biglietti proprio per la Tosca di Puccini a Villa Bardini a Firenze.
Quando le chiedo se verrà con me, mi dice che piuttosto che venire, terrà i miei figli così posso andare con mio marito Dario.
Questi prova entusiasmo pari a meno infinito, ma dato che mi ama (e questa ne è decisamente la prova), viene con me.

Sono così emozionata che cambio vestito almeno 10 volte, usando la moderna tecnologia per mandare foto di possibili mise alle mie amiche, foto che costringo mia figlia a fare perché non riesco neanche a fare un moderno selfie.
Insomma, è un po’ il mio primo appuntamento con Puccini in fondo, capitemi!!

Alla fine, venendo a patti con i consigli delle mie amiche, che pensano vada alla Scala, con il fatto che devo andare in scooter e con le possibilità del mio guardaroba, trovo la combinazione ideale.

Partiamo in scooter (appunto) e mio marito mi rifila uno strano casco rosa stile aviatore degli anni venti. Non siamo sicuri di dove sia questa Villa Bardini, quindi andiamo a naso (tra me e mio marito siamo a posto e ne abbiamo da vendere) finché una ragazza con un lungo vestito rosa antico, l’accento francese e uno smart phone in mano, ci dice sorridendo che anche lei sta andando là (o là o ad un matrimonio, penso) e che il navigatore del suo cellulare le indica proprio di andare dritta.
Villa trovata! Siamo sotto al Forte Belvedere e mi sento emozionata come una bambina il primo gorno di scuola.

Vista all'ingresso della Villa

Vista all’ingresso della Villa

Saliamo per la scalinata e a quel punto non sto più nella pelle! Una meravigliosa vista su Firenze mi coglie di sorpresa, e pretendo una foto. Non sono la sola. Chiunque salga la scalinata, come prima cosa si fa la foto (rigorosamente con il cellulare), compresa la nostra amica Francese che, essendo da sola, chiede a Dario di fargliene una.
Attraversiamo poi il giardino tra siepi e alberi e ci troviamo nel giardino Bardini, un’ampia terrazza con la vista sul centro di Firenze con il Duomo, gli Uffizi e l’Arno.

Il palcoscenico è montato proprio su questo splendido sfondo. Un piccolo palco, a dire il vero, fatto di gradini, dove i cantanti inciamperanno almeno un paio di volte, con l’orchestra a lato e gli spettatori a pochi passi dai cantanti.

Mi guardo intorno e mi rendo conto che avrei potuto indossare shorts e ciabattine. Diciamo che il problema dell’abbigliamento ha sfiorato solo me e qualche spettatrice agée.

Noi siamo in prima fila….mi sento importantissima! Già mi immagino guardare l’ugola della Tosca e di Scarpia. Peccato che quasi discuto con un Francese (devono esserci sconti per i Francesi, perché incontro solo loro, a quanto sembra!!): lui e la moglie hanno i biglietti per la fila “uno”, cosa che non gli ha fatto neanche venire in mente di leggere i cartelli indicativi delle file. Dario ed io, invece, abbiamo la fila zero…che, non so per quale strana ragione, è il numero che hanno dato all’effettiva prima fila.
Insomma, il Francese insiste che ha comprato i biglietti per la fila uno e quindi deve stare al mio posto. Cerco di spiegargli che la fila uno è, in realtà, quella dietro, ma evidentemente non gli piace la mia spiegazione e non si vuole spostare. Finché non interviene una delle maschere che gli spiega l’arcano.
Ma, santi organizzatori, come vi viene in mente di chiamare la prima fila “zero” e la seconda “uno”? Ci poteva essere uno disastro internazionale!

Appianato il disguido, ci sediamo.
“Siamo proprio davanti” dice Dario “Non posso neanche dormire!”
Iniziamo bene! Penso, mentre lui sorride divertito.

Panorama di Firenze dal nostro posto a sedere

Panorama di Firenze dal nostro posto a sedere

E’ ormai il tramonto e l’aria inizia ad essere frizzantina, nonostante il caldo afoso degli ultimi giorni.
Si spengono le luci e l’opera inizia.
Con sommo piacere ed orgoglio mi accorgo che alcune parti le so addirittura a memoria. La musica e le parole scorrono sul palco insieme ai cantanti. Entra la Tosca ed è meravigliosa. Bravissima ed espressiva nella sua semplicità.
Cavaradossi è un po’ meno bello, ma altrettanto bravo. Io ho i brividi.
L’intervallo tra il primo e il secondo atto è fin troppo lungo per i miei gusti, ma ammetto che tra la pausa bagno, la pausa caffè (un caffè 3 euro…alla faccia della crisi!) e la pausa foto (perché il panorama che ormai è avvolto dalla notte magica fiorentina di inizio Luglio attira chiunque), passa in fretta e si scivola veloci sul secondo ed il terzo atto.

A questo punto io vorrei un plaid a quadri, di quelli che d’inverno tieni ripiegati sul bracciolo del divano, per intendersi. E’ davvero freschino, si è alzato un vento fastidioso che disturba anche l’audio, tanto che dalle casse ne usce il rumore amplificato come fossero tuoni. La signora dietro di noi, infatti, è fortemente convinta che stia arrivando il temporale ed è talmente preoccupata che se potesse, correrebbe a casa a prendere l’ombrello!
Il vento intanto ha fatto cadere mezza scenografia tra quadri, bicchieri e tovaglie, mentre io mi commuovo quando Scarpia insinua il dubbio del tradimento di Cavaradossi nella Tosca.
Ciò significa che inizio ad entrare con prepotenza nello spirito dei personaggi! Un applauso ai cantanti, dunque.

E poi si arriva al celeberrimo “E Lucevan le stelle”. L’ho atteso per tutto il tempo, come se dovessi ascoltare solo quello, come se il fatto che lo avessi ascoltato centinaia di volte prima d’ora, non valesse nulla. E, infatti, forse è valso davvero poco ascoltarlo così tante volte da saperlo a memoria, perché quando Cavaradossi inizia a cantare, trattengo il respiro e, per la prima volta, sento davvero il dolore che prova quell’uomo innamorato prossimo alla morte. Tutti i sogni infranti di un amore e una vita felice impregnano le parole e le note che riempiono l’aria fredda a Villa Bardini, e io inizio a piangere come una scema!

Cavaradossi interrogato da Scarpia

Cavaradossi interrogato da Scarpia

L’aria più famosa della Tosca scivola via, lasciando una piacevole emozione nell’anima. L’opera volge alla fine: Cavaradossi muore fucilato, la Tosca si butta da una finta Castel Sant’Angelo e le luci si spengono.

“Andiamo prima che escano tutti” sento dire a mio marito.
“Devono uscire tutti gli attori per gli applausi!” rispondo incredula e ancora preda delle emozioni.
“E che ci importa? Alziamoci e andiamo!”
Ora, se lui pensa che dalla prima fila (alias fila zero) ci si possa alzare, con attori e cantanti a 2 metri da noi, come fossimo al cinema, non so. Di fatto, la mia occhiataccia, lo fa desistere!!
Quindi aspettiamo gli applausi, gli inchini e il defluire della gente verso l’uscita.

“Ti è piaciuto?” chiedo timorosa di averlo portato ad annoiarsi tutta la sera.
Annuisce e sorride. Mi rilasso! Mi ama…ormai è ovvio!

Saliamo infreddoliti sullo scooter, indosso il mio casco rosa stile aviatore e per tutta la strada del ritorno, godendomi gli scorci di Firenze che non vedo mai, canto “E Lucevan le stelle”!

Grazie Puccini!!

 

Note sull’Opera inscenata:

Floria Tosca – Silvia Pacini

Mario Cavaradossi – Aurelio Grimaldi

Scarpia – Ivan Marino

Sagrestano – Alessandro Calamai

Orchestra Nuova Europa – diretta da Alan Freiles Magnatta

Scenografia e Direzione del Palco – Tommaso Geri

 


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