Il Fiorentino e le sue parole

foto accademia della crusca it

Sottotitolo: Le parole che il Fiorentino pensa siano Italiane e invece capisce solo lui

Questo post non vuole essere una presa in giro del dialetto della città che mi ha accolta, né un trattato di dialettologia, ma un aiuto in chiave ironica, per chi come me si è ritrovato o si ritrova a parlare con un Fiorentino e si imbatte in una parola chiave che non capisce:

1) perché è dialettale

2) perché il Fiorentino in questione la usa con disinvoltura come se fosse una parola italiana.

Perché i Fiorentini, tirati su dalle loro madri Fiorentine da generazioni (perché il Fiorentino raramente lascia la propria città per andare a vivere da qualche altra parte, anzi alle volte, non lascia neanche il proprio quartiere), dicevo, i Fiorentini tirati su con la storia che l’italiano nasce da Dante, che era appunto Fiorentino, sono convinti che il loro vocabolario sia conosciuto a livello nazionale. Questo, devo dire, accade anche perché il loro dialetto è molto vicino all’italiano, solo con qualche parola dialettale, appunto.

Il vero Fiorentino, come la mia amica Ilaria, leggerà questo post e ad ogni parola dirà: “Non è vero! Si dice!” oppure “C’è anche nel vocabolario!”  fingendo di non vedere che accanto alla parola in questione, nel dizionario appunto, viene specificato che è un regionalismo o addirittura un toscanismo.

C’è anche da dire che alcune parole di uso comune sono in effetti italiane, ma un po’ vecchie e desuete.

Per esempio a Firenze, si va a desinare, non a mangiare. Si dà il cencio in terra, non lo straccio

Come ciliegina sulla torta, il Fiorentino notoriamente non pronuncia la C o l’aspira (in alcune posizioni), ha una pronuncia soggettiva anche della T, nel plurale della locuzione “C’è” e nell’uso del passato prossimo. Ma questo meriterebbe un post a parte.

Per fortuna i signori Pieraccioni e Benigni hanno un po’ aiutato gli italiani in tal senso, introducendo nel bagaglio di conoscenza dei dialetti italiani alcune parole e modi di dire che, proprio per questo tralascerò in questo post.

Per esempio:

Bischero, Grullo, Icché, Indò, Suvvìa, Ovvìa, Bucaiolo.

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Invece mi soffermerò sulle parole di uso comune che mi hanno creato dei problemi di comprensione nei primi anni di permanenza qui a Firenze e inizierò dalle più difficili:

Mencio: In Italiano si tradurrebe con flaccido, floscio, moscio, qualcosa che in sé è poco strutturato.

Per esempio si potrebbe dire che una donna un po’ in carne, ma dalla pelle flaccida, ha la pelle mencia.

Pissero: Questa è la parola che in assoluto ho avuto più difficoltà a capire quando sono approdata qui a Firenze, perché non ha un vero corrispettivo in italiano. Solo dopo molti esempi e forse un paio di anni, ne ho colto il significato e riesco ad usarla. Per questo anch’io vi farò degli esempi:

Una donna pissera è una donna insignificante, poco originale, mediocre, un po’ scontata e piena di luoghi comuni. Un ragazzo pissero è una di quelle persone un po’ tristi, che non si notano, vestito con nulla di figo o appariscente, con un taglio di capelli un po’ demodé magari. L’ostentazione non è il suo forte, così come l’egocentrismo.

Da qui deriva anche il sostantivo Pisserume.

Granata: “Passami la granata”

La prima volta che me lo disse la mamma di un amico da cui eravamo a cena, pensai che fosse in preda ad un’allucinazione e stesse immaginando di essere in un qualche campo di combattimento. Invece non è altro che la scopa per spazzare.

Fogato: In italiano significa completamente preso, follemente appassionato.

Per esempio: Il tifoso viola (della Fiorentina) è fogato per la sua squadra.

Oppure: E’ andato a fare un giro in moto tutto fogato (anche qui la pronuncia della T alle volte viene dimenticata oppure sostituita con una D un po’ debole).

Bona! : Non è una ragazza particolarmente bella! E’ un saluto. Un po’ come dire “Ci si vede, ragazzi”. Qualcuno aggiunge “Ugo” e la parola cambia di significato. “Bona Ugo” è un po’ come dire: “Buongiorno eh”, nel senso, di “svegliati”

Il Coca (pronunciato I’Coa): Certo perché tutta Italia la chiama La Coca Cola, ma qui diventa maschile.

E quando ti dicono al bar: io prendo un coca o I’ coca (con la seconda C aspirata, quasi nulla, non dimenticatelo. Viene fuori una roba tipo: Iccoa tutto attaccato), voi li guardate come se stessero parlando di una famosa marca di rum che voi non conoscete e non capite esattamente cosa chiedere al barista (che per vostra fortuna avrà già capito, se siete in un bar di Firenze)

La Canna dell’acqua detta anche Sistola: cioè il tubo di gomma dell’acqua. Per quanto canna dell’acqua sia abbastanza comprensibile, se vi trovaste nella situazione in cui qualcuno vi guarda e vi dice “Passami la canna” avreste un sussulto, e vi guardereste in giro controllando che non ci siano agenti, ammettetelo.

Per quanto riguarda invece la parola SISTOLA, che non ha niente a che fare con le valvole del cuore, è usata solo in Toscana, fatevene una ragione!

Punto: significa nessuno, niente. Declinato anche in femminile e plurale.

“Non ho punta voglia”, “Non c’è punto pane”

Ora, cosa c’entri questo punto con la parola nessuno, non lo so, però è usatissimo.

Quindi se chiedete a un Fiorentino: “Ci sono le mele?” e lui vi risponde: “Punte”, non pensate che sia una qualità che non conoscete tipo le Golden, vuol dire proprio che non ci sono e dovete andarle a comprare.

Costì: “Dov’è la penna?” – “Costì sul tavolo.”  Bene! Quindi? Dove sarebbe questo costì? Qui o lì?

Se l’Italiano si è semplificato in qui e lì, infatti, il Fiorentino usa un altro avverbio di luogo che è appunto costì e vuol dire: vicino a te (che me lo chiedi), ma lontano da me (che te lo sto dicendo). Con un po’ di concentrazione, ce la potete fare!

Risargire o risarcire: a Firenze le ferite non si rimarginano…..si risargiscono o risarciscono (come dicono le mie colleghe Daria e Ilaria). Qui in ufficio è nata una discussione a tal proposito di cui non ne sono venuta a capo. Evidentemente si risarcisce un danno e anche la ferita è un danno. Oppure le mie due colleghe pensano solo ai soldi ahahah scherzo eh!!

Acquaio: non è l’acquario, non è un lago, uno stagno, o il venditore di acqua, ma il lavello della cucina. Punto! D’altronde a che fare con l’acqua ce l’ha, quindi se ve lo contestualizzano, potete arrivarci.

Mesticheria e Mesticatore sono termini che equivalgono un po’ a “Ferramenta che ha tutto” e signore che lavora nell “ferramenta che ha tutto”. In realtà è più di una ferramenta, perché magari ha anche piatti, o tovaglioli di carta, o utensili per la cucina…insomma un “c’ho tutto io”.

La cosa carina è che anche nell’insegna dei negozi troverete la parola mesticheria, perché il Fiorentino usa il dialetto con la convizione che sia Italiano appunto e quindi conosciuto da tutti.

Trombaio: vuol dire idraulico. Probabilmente i trombai qui a Firenze sono particolarmente bravi a circuire le donne o comunque hanno una gran fama, quindi si sono guadagnati questo nome….perché continuare a chiamarli idraulici? Si potrebbero offendere!

Mezzo: che non si legge come ½ (cioè la metà di 1), ma con la doppia Z bella dura, come se scrivessi Métzo (“e” chiusa per favore!). Significa bagnato fradicio. Quando diluvia e tu arrivi con i pantaloni completamente inzuppati, sei tutto mezzo! Esiste anche un gruppo che si chiama I Gatti Mezzi (cioè bagnati) che mi sento di citare perché li ho sentiti a radio DeeJay lo scorso anno. Loro sono di Pisa a dire il vero e mi scuso con gli altri Toscani se non li includo in questo post, ma non conosco tutti i dialetti di questa regione, quindi continuerò a parlare solo di Fiorentini.

Toni: Qui la gente non mette la tuta da ginnastica, ma il Toni. Sull’origine di questa parola non tutti sono preparati, quindi la sono andata a ricercare nel fantastico mondo di internet ed ho trovato ben 2 storie, una che fa risalirne l’origine al primo dopoguerra e l’altra alle olimpiadi del 1936. Per maggiori informazioni potete cliccare qui.

Cianare: significa spettegolare. Così la Ciana è sia il pettegolezzo che la pettegola.

Ciacciare: Qui la gente lo usa per indicare quando si mettono le mani nelle cose altrui. Esempio: “Le chiavi sono nella mia borsa. Ciaccia pure”. E’ onomatopeico, e come tale…lo adoro!

Ringrazio in particolare Ilaria perché ha super visionato questo post e ad ogni parola rideva e diceva:”Non è vero!! Si dice!”. Ringrazio le mie compagne di stanza Daria, Chiara e Federica che fingevano di offendersi quando dicevo che una parola non era italiano, e Sarah, che dopo anni qui a Firenze ha scoperto il significato di “Bona Ugo!”.

Infine ringrazio quelli che non si sono offesi leggendo questo post, che vuole davvero essere una lettura ironica del dialetto che ha dato le basi al nostro ITALIANO e che uso anch’io spesso nella mia quotidianità dopo 12 anni che vivo qui, facendo adirare i miei amici Perugini che temono dimentichi le mie origini Umbre.


25 thoughts on “Il Fiorentino e le sue parole

  1. Manuela

    Da sorella e perugina posso assicurare che a volte noi fatichiamo a capire pure te, Marina. Però interessante. Soprattutto il Bona Ugo. 🙂 Quello credo sia il più ostico. Ma tu li hai capiti col tempo o ti hanno fatto lezioni?

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    • Marina Post author

      Con il tempo, decisamente. Su alcune parole “difficli” ho chiesto spiegazioni tante volte, ma faticavo a comprenderle. Ormai dopo 12 anni qui però, diciamo che le padroneggio.

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  2. Paolo

    Su “bona Ugo” il discorso è complesso è di difficile soluzione. Ma il senso prevalente non è quello scritto più sopra.

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    • Marina Post author

      Accetto suggerimenti! Ad ogni modo, prima di pubblicare il post l’ho fatto leggere a delle amiche di Firenze per conferma e non hanno obiettato. Al contempo, se non ricordo male, un’altra persona ha contestato proprio questo modo di dire nella nostra pagina facebook. Dovrò rivedere questo post prima o poi!

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  3. ele

    guarda il vocabolario Treccani.verbo risarcire uguale cicatrizzare.fattene una ragione noi toscani parliamo italiano…anche con la c e l’h aspirate.. che in confronto a certi dialetti incomprensibili non sono niente.Dante era fiorentino ed ‘ il padre della lingua italiana.Manzoni e’ venuto a” risciacquare i panni in Arno”…parole sue…se vuoi sentire parlare un meraviglioso italiano…con termini anche desueti ma sempre bellissimi..ascolta Paolo Poli o sua sorella Lucia e impara.anche zeffirelli non e’ male . mio nonno dice..invece del normalissimo: non mi giro nemmeno…”non mi volto neanche”…credo ci dia una enirme differenza.le sfumature nella nostra lingua dono un arricchimento..e snche i verbi.purtroppo noi toscani suamo gli unici che usano il congiuntivo.nei libri e in tv sta sparendo sistituito dal presente…ti sembra normale?ritieni che dovremmo uniformarci all’opacita’ della lingua?io no e sono fiera di essere di firenze..a proposito di dice la coca non il coca.ciao

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    • Marina Post author

      Ciao, scusa il ritardo nel rispondere, ma è stato un periodo impegnatissimo e sembra continuare ad esserlo. Il post voleva essere un po’ un gioco su un dialetto come quello della città che mi ospita da ormai 13 anni e che amo. Non volevo assolutamente denigrarlo, anzi. Credo che articoli del genere si possano scrivere su qualsiasi dialetto, proprio perché concordo con te sul fatto che il nostro (Bel) Paese debba coltivare i vari dialetti locali che danno colore e verve all’italiano. Spero si capisca dal post che è stato scritto per ridere un po’ e non per fare polemica.
      Grazie per aver lasciato il tuo commento. Un saluto

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  4. giò

    Salve, devo dire che leggendo i post, in qualcuno ho notato una certa presunzione nell’asserire il fatto che il fiorentino (dialetto) sia l’italiano perfetto. L’italiano perfetto non è assolutamente il fiorentino, non si può ammettere una fesseria del genere sentendo parlare un qualsiasi fiorentino del popolo. In alcuni casi,lo devo dire con tutta la simpatia che provo per questa gente, basterebbe ascoltare alcuni “artisti” popolari volgari fiorentini (e per volgare intendo dire del volgo…popolo) per capire che non si capisce nulla (scusate il gioco di parole). La “parlata” fiorentina volgare odierna è intrisa di parolacce; termini inventati; bestemmie a ruota libera ecc. ecc. e questo dovrebbe essere l’italiano corretto del Dante o del Manzoni che venne a sciacquare i panni in arno? Fatevene una ragione “O fiorentini”, l’italiano per voi è solo presunzione, seguita a ruota da prese in giro e sfottò degli altri che vi sentono parlare e non comprendono nulla perchè solo firenze non è l’Italia, Con simpatia

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    • Marina Post author

      Ciao, nel leggere il tuo commento sono rimasta un po’ basita, lo ammetto. Non credo che si possa non essere orgogliosi di nascere nella terra dove il cosiddetto Italiano Standard ha avuto i suoi inizi. Poi si sa, l’Italiano ha subito altre influenze, soprattutto dalla divulgazione mediatica di radio e tv, ma qui si entra nel campo della dialettologia e ci perderemmo. Ad ogni modo, non capisco con quali fiorentini tu abbia avuto a che fare, perché il parlato volgare non è intriso di parolacce più di altri dialetti. Delle bestemmie poi, per cui i fiorentini sembrano essere famosi, io non ne sento mai. E non credo che tu ti riferisca a un Benigni, un Pieracioni o un Lorenzo Baglioni. Ma al di là di ciò, questo post è stato scritto con un pizzico di ilarità e non come un trattato. Inoltre, non vedo perché tu debba offendere una città intera pur edulcorando il tutto chiudendo il commento “con simpatia”. I fiorentini sono simpatici anche quando non si capisce quello che dicono e se hanno un pizzico di presunzione loro, mi sembra che ne abbia altrettanto chi si inasprisce in questo modo, denigrando un dialetto e insultandoli perché sono fieri del fatto che l’Italiano sia nato da Dante.

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    • ste

      leggo solo ora il tuo post ma devo dire che mi lascia almeno….stupito.
      Non si capisce da quale tua alta scuola, abbia sentito parlare Fiorentino e specialmente i tuoi riferimenti alle parolacce io non li trovo nel comune parlare….ma forse hai sentito alcuni comici toscani parlarlo e ti sei fatta questa idea.
      ah, io sono Fiorentino ma abito da 25 anni in piemonte dove ho trovato una buona educazione, un discreto modo di parlare l’italiano ma molto limitato alle parole che si imparano a scuola….l’italiano, quello che si parla a Firenze è una lingua molto piu’ articolata e te lo garantisco visto che specialmente i primi anni mi scontravo spesso e volentieri con mia moglie (piemontese e laureata con una buona padronanza della lingua) che non riusciva ad accettare parole che lei non usava ma il dizionario (che tenevo sempre a portara di mano) declinava regolarmente.
      Comunque, stai a Firenze un po’ di tempo per farti un’idea piu’ ampia….

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      • Marina Post author

        Scusa, è tabto che non entro nel blog e non avevo visto il tuo commento che quindi apparirà solo ora. Ad ogni modo grazie per quello che dici!
        Anche perché un conto è ridere e sorridere (cosa che il mio post voleva fare) di un dialetto bello come il Fiorentino, un altro è offendere una città intera…

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  5. Martina

    Sto leggendo questo articolo perché, a seguito del mio trasferimento a Bologna con un’amica romana doc, é più che frequente un dialogo del tipo “Lo passi te i cencio?” “Che cosa?” “Ma perché, non si dice?!” “Li mortacci…” e mi sto rendendo sempre più conto di quante parole siano effettivamente italiane e quante siano invece dialettali. É sempre bello, dal mio punto di vista, analizzare una lingua e ciò che la caratterizza e la distingue da altre. Complimenti per il post, e se proprio vuoi immergerti nel dialetto più stretto, quando tusssei a desinare parti i pane e fatti du crostini coi fegatelli! :’)
    Un bacio!

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    • Marina Post author

      Martina, ti adoro!!! E’ proprio bello confrontare i dialetti e scoprire che ciò che pensiamo sia italiano “standard” non viene assolutamente compreso a pochi km di distanza. PS I crostini con i fegatelli (o fegatini) mi garbano un monte!!

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  6. Nicola

    Sono fiorentino ma ormai vivo a Roma da più di 20 anni… ho perso un po’ la cadenza marcata ma comunque tutti identificano inequivocabilmente la mia provenienza (sarà perché per me la C non esiste affatto nel voHabolario)… 🙂
    Per coloro che cercano di imitare la parlata fiorentina, ricordate che la C viene aspirata sempre e solo quando si trova in mezzo a due vocali.
    Ad esempio: non provate ad aspirare la C in una parola tipo ANCORA perché ne uscirebbe fuori un troiaio (altra parola da aggiungere alla tua lista, Marina)… mentre nella frase MI FAI DUE CAFFE’ la C viene aspirata perché si trova fra due vocali, viceversa nella frase MI FAI UN CAFFE’ poiché la C è preceduta da una consonante.
    Leggendo il tuo post ho sorriso… si, perché quello che dici è vero. Anche a me è capitato di usare delle parole in uso prevalentemente a Firenze e di non essere capito.
    Che so… “La scatola sta sull’ultimo scaffale. Prendi lo SCALEO che c’arrivi meglio”. Oppure “Ci vediamo al TOCCO e un quarto” per indicare l’una e un quarto.
    Poi ce ne sono tante di parole che adesso non mi vengono a mente, alcune ne hai citate tu.
    Per non parlare poi dei modi di dire, di frasi costruite che ascoltate a Firenze sono la normalità, ma ascoltate dal di fuori (qualora vengano capite) fanno ribaltare dalle risate. Ne cito una che mi piace assai: “Ohi ohi ohi ohi, la par che la moia. Gliè fresca e bella, la sembra una t…” che tradotta in italiano suona “Ohi ohi ohi ohi, sembra che muoia. E’ fresca e bella, mi sembra una t…”. Il tutto rappresenta un dialogo fra due persone… “Ohi ohi ohi ohi” sono delle grida di dolore. Il primo dice “Sembra che muoia”. Ribatte il secondo “Ma che stai dicendo, non vedi che è fresca e bella? A me sembra una t…”.
    Il tutto si usa quando si finisce un lavoro che è stato particolarmente gravoso e, stiracchiandosi, si dice “Ohi ohi ohi ohi”… se poi il lavoro non è andato esattamente come doveva andare, il seguito vien da sé… :-)))

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    • Marina Post author

      Ohhhh come mi piace quando qualcuno arricchisce questo post nei commenti, Nihola :-)!!! Se avessi messo io tutte le parole, avrei scritto un libro e avrei annoiato tutti, invece così è più bello!! Anche perché, alla fine, non ci crederete, ma ancora oggi qualche parola non la capisco!! Ohioi!! 😉
      Salutami Roma…io sono sposata con un civitavecchiese…quindi tra fiorentino, perugino e mezzo-romano si fanno degli arrosti a casa mia!!!

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      • Nicola

        Ho trovato il tuo post proprio perché mi era balzata in testa la frase “Bona Ugo” e, cercandola con Google, son capitato sul tuo blog e non ho potuto esimermi dal commentarlo, specie dopo aver letto i tuoi commenti nel post d’introduzione… :-)))
        Io sono sposato con una napoletana, che il napoletano non lo parla perché abita a Roma da quando aveva 6 anni, ma in famiglia certe parole le usano, quindi anch’io mi ritrovo in mezzo fra il mio dialetto originario e quello acquisito (eh si, certe parole romanesche ormai le ho fatte mie, del tipo “una cofana di roba” (che pronunciato alla fiorentina un si po’ sentì)… “una ‘ofana di roba”. Sapevo cosa voleva dire ma non l’avevo mai accoppiato alla parola “scofanare” (ti sei scofanato tutte le lasagne). Me ne sono accorto una volta che lo disse Brignano in TV e da allora lo uso con maggior diletto… :-)))
        Ma per tornare in tema con il blog ti posso citare un’altra frase carina: “saddidandà?”. Una parola unica detta tutta d’un fiato che, debitamente apostrofata e spaziata, ne esce con un leggermente più comprensibile “S’addì d’andà?” ovverosia “Si ha a dire di andare?”, semplificabile con un innocentissimo “Andiamo?”.
        Ma vediamo se sei sufficientemente preparata. Conosci il significato di queste parole?
        – rotolante
        – ruzzolare
        – radiatore
        – romaiolo
        – gommaio
        – aghetti
        – diacere
        La pianto qui perché se le dovessi scrivere tutte non se ne uscirebbe più vivi… 😉
        Se qui sul blog posso postare un link ad un documento PDF posso condividere il “Vohabolario del dialetto fiorentino” che purtroppo adesso non ho sottomano (pensavo di averlo su Drive di Google ma non l’ho trovato, dovrei però averne una copia sul PC in ufficio).
        Ti saluto Roma (e tu portami un bacione a Firenze). A Civitavecchia dovrò andare fra un paio di settimane a ritirare una macchina che ho comprato, sempre che non me la portino a Roma presso un’officina convenzionata (cosa che mi auguro).
        A presto.
        Nicola

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        • Nicola

          PS: per non parlare del mitico “S’andiede”, versione sgrammaticata di “andammo”… Lo dice Panariello quando interpreta la Signora Italia… una caricatura degli anziani toscani, ma ho la prova che certe persone anziane ancora lo usano per davvero!!! Una vicina di casa di mia mamma lo dice, e tutte le volte tocca a fare la concentrazione zen per non scoppiare in una sonora risata… :-)))))))))))))))))))))

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        • Marina Post author

          Ciao Nicola, alcune delle parole che mi hai scritto le conosco anche perché, ti stupirà la cosa, le usiamo anche in Perugino…quindi o sono italiane, o abbiamo 2 dialetti simili. 🙂
          Il gommaio, invece, l’ho dovuta apprendere subito…perché se dico gommista, qui, non mi capisce nessuno!! Per quanto riguarda parole o “frasi” parecchio dialettali, se vuoi ti cito anche la parola “marimettere” che la prima volta che me l’ha detta il nonno del mio ex, l’ho guardato con gli occhi sbarrati come se avesse parlato in russo! Gli anziani sono meravigliosi, ma in ogni regione, perché sono attaccati ai loro dialetti che è una bellezza. Io personalmente credo che, senza mia nonna, oggi ignorerei gran parte del mio dialetto d’origine!! PS bacione a Firenze lasciato 🙂

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    • Marina Post author

      Ciao Massimo, bauliera è una parola italiana e viene usata spesso anche nei cataloghi e non solo in Toscana, quindi non la metterei tra le varianti regionali tipiche.

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  7. mdm

    Mi nonna apprezzava particolarmente l’interiezione ”suvvia” che riteneva speciale in quanto a suo dire donava un tocco di classe a tutto… Cosicchè se per caso ti diceva ”Suvvia, vattene a fanculo!” si sentiva una principessa…

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    • Marina Post author

      Mmmmmm non credo proprio. Diciamo che è comprensibile però. E’ una parola un po’ desueta più che altro

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