Foie Gras. Per non rimanere nell’ignoranza

Gavage

Gavage

Pensavo proprio mentre mi accingevo a scrivere, che in un mondo perfetto, questo post non esisterebbe.

Un po’ di tempo fa, dal giornalaio, da cui ormai compro solo riviste di cucina o giochi sproporzionatamente costosi per bambini, la mia attenzione viene catturata dalla copertina di una rivista, appunto, di cucina, di cui qui non farò il nome di proposito. Su di essa si affacciava baldanzoso un foie gras.

Nel 2015, quindi,all’improvviso sento l’impulso e il dovere di scrivere due righe per spiegare a chi ancora ignora per ingenuità o menefreghismo, come si ottiene il FOIE GRAS! Tranquilli, niente di pedante, solo due informazioni.

Il “fegato grasso” che è ritenuto piatto prelibato dalla cucina francese, non si ottiene semplicemente dando da mangiare in maniera esagerata ad un’oca (o un’anatra) che bella opima e felice per gli stravizi in tavola, quando è la sua ora, muore e lascia in eredità un bel fegato grassoccio e succulento.

Per fugare ogni dubbio, vi confermo che l’unico metodo per ottenere foie gras, in effetti, è facendo mangiare a dismisura l’animale, ma con metodi molto meno umani, cioè infilandogli un tubo in gola che gli arriva fino allo stomaco e immettendo forzatamente, in un lasso di tempo che può andare dai 3 (con i metodi industriali) ai 60 secondi (con metodi tradizionali), quantità di cibo che oltrepassano quelle che normalmente ingerirebbe (e digerirebbe) per fame o per gola l’animale stesso.
Questo processo provoca spesso vomito, diarrea e lesioni interne, altre volte addirittura convulsioni (per non parlare della morte, ma questa mi sembrerebbe una grazia concessa a questo punto). La funzionalità del fegato viene ben presto compromessa e con essa anche la capacità dell’animale di controllare la propria temperatura corporea.

E per il momento tralascio i metodi di allevamento e le malattie secondarie a cui sono soggetti questi animali, dato che vi avevo promesso solo due informazioni.

Tutto questo ad ogni modo, per far ingrossare a dismisura il fegato dell’animale e poterselo mangiare durante qualche cena Natalizia o in un bel ristorante in una cenetta a due!

Gli industriali produttori di foie gras sostengono che questo processo non induce dolore nell’animale né provoca danni alla salute e, a quanto sembra, hanno speso i loro bei soldi in test che sono risultati poco probatori o addirittura non attendibili.

Se gli stessi soldi li avessero dati a me (forse anche gratis probabilmente) io gli avrei messo un bel tubo in gola del diametro di qualche centimetro e, nutrendoli in 60 secondi con il quantitativo di un pranzo di matrimonio del meridione, gli avrei tolto ogni dubbio almeno sulla storia del dolore.

In Italia, come in altre Nazioni Europee (tranne la Francia ovviamente), la produzione di foie gras è vietata dal Marzo 2007.

Per una volta sono fiera di essere Italiana!


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