Io mi svezzo da solo – consigli e riflessioni sull’autosvezzamento

foto da rietinvetrina.itDopo aver parlato con una mia amica alle prese con le prime pappe del bimbo di 6 mesi, mi è venuto in mente il libro di Lucio Piermarini: Io mi svezzo da solo – Dialoghi sullo svezzamento.

Ma faccio un passo indietro: quando ho dovuto affrontare il famoso svezzamento con mia figlia, che ha attualmente quasi 6 anni, questo era fatto in maniera standard da ricettine propinate di mese in mese dai pediatri che, facendoti inserire un alimento per volta, con tabelle di marcia ben definite e lasciando per ultimi gli alimenti a rischio di allergie, portavano avanti il tuo bambino soldato fino ai 12 mesi di età. La “pappa” era dunque fatta di farine allungate con brodo (di verdure, carne o pesce) e arricchita di omogeneizzati o carne e pesce lessati e frullati, un cucchiaino di parmigiano e uno di olio evo, tutto rigorosamente senza sale. Dopo un po’ si introducevano la minestrina e il riso, l’uovo e alla fine, quando il tuo bimbo compiva un anno, il pediatra ti diceva: “Ora può mangiare tutto”
E tu, che per mesi avevi seguito i dettami di qualcun altro, all’improvviso ti trovavi a non capire cosa fosse esattamente questo Tutto.

Con il secondo figlio, Lucio Piermarini mi ha salvato!! Ha salvato me e e l’orgoglio di miliardi di mamme che non dovevano più ricevere istruzioni da un pediatra per fare un brodo di verdure.

Il suddetto Lucio Piermarini, pediatra che ha anche una ribrica nella rivista UPPA, con un viaggio nella quotidianità di Candida e Tranquillo, 2 genitori alle prese con le prime pappe e con un pediatra all’antica, ci porta nel mondo dell‘autosvezzamento del bambino.
Che cosa vuol dire, quindi, autosvezzamento?

Innanzitutti significa: alimentazione complementare a richiesta.
In sostanza i bambini, quando a 6 mesi (non prima! Cosa che Piermarini spiega ampiamente) sono finalmente pronti per assaggiare qualcosa di diverso dal latte materno o artificiale, devono sperimentare da soli il cibo e devono essere liberi di scegliere cosa assaggiare e quanto mangiare, seduti a tavola con i genitori. Ovviamente le abitudini alimentari della famiglia sono importanti, perché di certo il bambino che deve poter provare tutto, si dovrà trovare davanti del cibo sano e non patatine fritte o wurstel e senape.

Fino a qualche anno fa, la rivoluzione di Piermarini non era molto conosciuta né approvata, ma oggi l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) conviene con lui sul fatto che l’esperienza  soggettiva e la libertà del bambino nel poter assaggiare tutto fin dall’inizio, siano importantissimi nella lotta contro l’obesità e altre malattie legate ad un’alimetazione sbagliata.
Inoltre i bambini, potendo assaggiare un po’ di tutto e non pappine insipide e finte propinate a rotazione, saranno in grado di apprezzare la variazione nei cibi.

Il cibo, inoltre, deve essere un ausilio al latte materno fino all’anno di età e non un suo sostituto.

Ovviamente, questo comporta che il bambino non solo si avvicini al cibo in maniera libera, ma anche che la cessazione dell’allattamento al seno non sia una cosa legata agli schemi e al volere degli adulti. L’allattamento sarà parallelo all’introduzione del cibo, nel senso che il bambino continuerà a chiederlo e ad essere soddisfatto in questa richiesta ogni volta che lo vorrà.

PIRAMIDE NUTRIZIONALE

PIRAMIDE NUTRIZIONALE

Oltre a questo, Piermarini ci mostra la piramide nutrizionale, cioè l’importanza che tutti gli alimenti rivestono sia a livello di nutritivi, sia per quanto riguarda il quantitativo che ne andrebbe consumato giornalmente e/o settimanalmente.

Questa è ben lontana dalla favola della carne che andava mangiata tutti i giorni e che era l’alimento principale della dieta che le nostre mamme ci propinavano. Dovremmo tutti riconsiderare la nostra alimentazione prima o poi, e questo mi sembra un buon inizio.

Per concludere, infine, l’autore spiega anche che dare o meno alimenti allergizzanti ai bambini prima dell’anno di età non aumenta la loro propensione alle allergie, al contrario! Nello svezzamento, innanzitutto, il quantitativo dato al bambino è piccolo e questo di solito non favorisce una grave crisi allergica, inoltre, i bambini hanno le stesse probabiità di shock anafilattico a 6 mesi come a 1 anno o 3 anni. Addirittura, alcuni medici sostengono che qualora un bimbo si dimostrasse allergico ad un alimento, questo non dovrebbe essere sospeso, ma dato costantemente in piccole dosi, in modo che il corpo crei una sorta di anticorpi (perdonate l’inesattezza scientifica, ma non sono medico).

Infatti, ad un certo punto, gli scienziati si sono chiesti come mai i bambini americani che sin da piccoli mangiano noccioline, burro di arachidi e altra frutta a guscio, sono meno allergici di alcune popolazioni che invece non le hanno nella loro dieta. Et Voilà la scoperta!

Ora non vorrei addentrarmi in disquisizioni scientifiche perché non ne sono in grado, ma quello che vorrei sottolineare è che il lungimirante Piermarini, cerca proprio di spiegare alle mamme che  la naturalità con cui i bambini dovrebbero approcciarsi al cibo, è fondamentale per la loro salute.

Ormai oggi i pediatri più aggiornati e la nuova leva di pediatri in generale, seguono tutti i consigli di Piermarini proponendo quello che non è più uno svezzamento (che non sarebbe altro che “perdere il vezzo”) ma un’educazione all’alimentazione sana, cosa che purtroppo oggi, con tutti gli alimenti industriali e la mancanza di tempo per preparare quelle che una volta erano le sane ricette delle nonne, è sempre più importante.

Essere mamme, alle volte, non è facile; è una palestra, si devono apprendere tante cose in poco tempo, con tutti gli altri che ti giudicano o che ti sembra lo facciano…quindi perché non avere un aiuto da chi ne sa più di noi? Ed inoltre, si può essere d’accordo o meno con una teoria o tendenza, ma è sempre bene farsi un’opinione propria dopo aver ascoltate più campane.


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