Isola Santa, piccolo tesoro della Garfagnana

Isola Santa e il lago omonimo

Isola Santa e il lago omonimo

La Garfagnana!
Vicino alle Montagne, non troppo distante dal mare, paesini pittoreschi e buona cucina.

Per quanto questa descrizione appartenga a molte regioni italiane, la Garfagnana ha sempre avuto un’influenza magica su mio marito e me.

Chi non ci è mai stato magari non comprende….perché chi ci è stato, invece, se ne innamora.

Il nostro amore a dire il vero è Barga, tappa fissa di ogni estate. Ma 5 anni fa, con la mia prima figlia che allora aveva 8 mesi, cercavo un posto diverso, un posto pieno di pace dove godermi la bambina e la natura.
E mi imbattei in Isola Santa, un paese abbandonato nel cuore del Parco delle Alpi Apuane che sovrasta un lago artificiale e in cui dei privati locali hanno investito soldi per ristrutturare le case del borgo e farne una sorta di bed and breakfast lontano dal trambusto della città.

Insomma una promessa di calma e tranquillità.
Le informazioni che trovai in internet furono quasi troppo promettenti e ricche di aspettative, ma, alla fine, non ne rimasi delusa.

Quando arrivammo con mio marito, ci rendemmo conto che il paese era davvero “abbandonato”.

La storia che apprendemmo era affascinante, ma anche malinconica:
il paese era nato secoli prima come “hospitale”, cioè come rifugio e ristoro per i viandanti e commercianti di passaggio che dovevano attraversare le Apuane. A metà del XX secolo, una società elettrica (la Selt Valdarno) costruì una diga per convogliare le acque della Turrite Secca. La formazione artificiale del lago, che ancor oggi potete trovare, portò parte del paese ad essere sommerso, mentre le case della parte superiore divennero instabili strutturalmente e ben presto i cittadini le dovettero abbandonare.

Quando arrivammo al paese, ci venne richiesto di lasciare la macchina fuori  e percorrere il sentiero lastricato che porta all’interno del borgo (le strade infatti non solo non sono adatte al transito di veicoli in quanto troppo strette, ma oltretutto il passaggio di macchine e motorini rovinerebbero la calma del luogo).

Il signore che ci accolse ci aiutò a portare le valigie in camera per le stradine acciottolate. Le case, poste su più livelli, erano state suddivise in appartamenti di varia grandezza. Per noi ce n’era uno di appena 25mq, con angolo cottura, TV, un tavolino, un letto matrimoniale, lettino per la piccina e un bagno.
Il minimo indispensabile insomma. Sapevo che c’erano altri appartamenti più grandi, ma quello ci bastava ed avanzava.

Dopo aver sistemato un po’ le nostre cose, infilai la bimba nella fascia, posizionandola sul mio fianco sinistro, e uscii. La scelta era dovuta al fatto che avevo notato che gli stretti vicoli erano tutti in salita e discesa e temevo di poter scivolare.
Girato il primo angolo della nostra “casetta”, il panorama che prima avevo appena scorto presa da altri pensieri, catturò completamente la mia vista: le casette di mattoni erano perfettamente distribuite su rocce a strapiombo che sovrastavano il lago artificiale e tutto intorno, completavano il quadretto da favola le montagne verdi e ricche di vegetazione.

A pochi passi dalle abitazioni si trovava “la spiaggia”, un prato verde non molto grande con un piccolo pontile e un paio di sdraie. Lì vicino iniziava anche il sentiero che costeggiava il lago; infatti mio marito, con la macchina fotografica al collo, era già a passeggio per catturare immagini incredibili e inaspettate.
In alcuni punti del sentiero si potevano vedere i ruderi dell’antica parte di paese sommerso dalle acque circa 60 anni prima.
L’atmosfera era molto tranquilla, un paio di bambini stranieri facevano il bagno nel lago e in giro non c’era quasi nessuno. Solo a tratti si avvertiva in lontananza il rumore di un camion in transito sulla via sopra il paese (la via che collega la Versilia con il cuore della Garfagnana), ma la calma e la pace che si percepivano erano esattamente quelle che mi ero aspettata.

Le case del borgo non ancora ricostruite

Le case del borgo non ancora ricostruite

Il paese di per sé, invece, aveva ancora delle case pericolanti, e per questo anche piuttosto affascinanti. L’antico hospitale (che oggi è la Chiesa di San Iacopo) è quel tipo di monumento che dona ad un borgo ancora più carattere e bellezza.
Poco sopra il lago c’era una sorta di piccolo bar/discount con poche cose, ma essenziali, per chi all’ultimo momento avesse avuto bisogno di qualcosa senza aver voglia di prendere la macchina e arrivare al paese più vicino.
Nel lago si può pescare, ma non essendo la pesca tra i miei hobby preferiti, sono sincera, ho mancato di informarmi a tal proposito.
Poco sopra al borgo, una volta c’era il Ristorante “La Casa del Pescatore”, dove ci dissero che si mangiava davvero bene. Purtroppo, quando andammo noi, aveva chiuso (mi sembra l’anno prima), ma dovrebbe aver riaperto.

Nella settimana che trascorremmo ad Isola Santa, oltre a goderci la pace delle sere di fine estate, ci dilettammo in escursioni e visite.
Dal borgo, infatti, Castelnuovo in Garfagnana dista circa 15 minuti.
Andammo anche a visitare Vagli, alcuni paesi più alti in montagna e le famose Grotte del Vento, in cui mia figlia entrò sempre avvolta nella fascia legata in vita per permettermi di reggere entrambe ai corrimano e di non scivolare (ad ogni modo, non permettono di visitare la Grotte se il bambino non viene messo nel marsupio o nella fascia in sircurezza).

Ad ogni escursione, quando si tornava la sera alla nostra mini casetta e il silenzio ci avvolgeva, come spesso faceva anche il buio, mi sembrava di essere lontana centinaia di km dalla città, in un posto senza tempo. Forse il tutto era anche coadiuvato dal fatto che nel borgo non ci fosse tanta gente. Mi sembra ci fossero appena un paio di famiglie.
Quell’assenza di transito di auto, la natura che rispetta perfettamente i tempi di sonno e veglia lontano dalle luci cittadine e la pace rotta solo dal verso di qualche gufo, mi ricordo, che conciliavano il sonno a mia figlia e la lettura di qualche libro a me fino a tarda notte.
La mattina la luce entrava timida dalle fessure delle persiane e iniziava un nuovo giorno dove la nostra scelta, come nella più perfetta delle vite che vorrei, spaziava semplicemente dal prepararsi per visitare qualche posto ameno lì vicino o passare una tranquilla mattinata nel nostro borgo da favola.

Unico neo negativo della vacanza e del luogo, come ho accennato prima, è stato il constatare che, in effetti, le case erano in alcuni punti tenute un po’ male e in altri un po’ pericolanti (ovviamente queste ultime non accessibili). Il borgo era ancora qualcosa su cui lavorare tanto, ma con grandi potenzialità. Dopo 5 anni non so se le cose siano migliorate o peggiorate, ho provato a leggere qualche recensione su trip advisor, ma ognuna sembra contrastare con quella precedente.
Se avete bisogno di staccare la spina e non avete molte pretese, però, forse vale la pena farci un salto (magari informandosi un po’ telefonando ai gestori).


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