La generazione di Jeeg Robot

foto di badtaste.it“Andiamo al cinema a vedere Lo chiamavano Jeeg Robot

Esordisco così, dopo aver convinto mio marito ad uscire con me una sera, con destinazione a sorpresa. Andavamo verso la macchina e per un attimo ho pensato volesse tornare a casa.

“Jeeg Robot?” Mi chiede, infatti, perplesso.

“Non è quello che pensi!” puntualizzo. E, in effetti, il film non è stato quello che pensava. Ogni aspettativa, anche la mia, è stata superata…di gran lunga!!
Il fatto è che io non avevo letto i giudizi della critica, ma quelli entusiastici degli amici che lo erano andati a vedere. Questo, unito al mito del cartone animato anni ’80 ed alla presenza di Claudio Santamaria, mi avevano convinta.

Il film è davvero qualcosa di nuovo per il cinema italiano, è quasi un esperimento, un modo di usare i supereroi alla Marvel, ma di ambientarli nel nostro mondo, in un sobborgo romano, nella fattispecie Tor Bella Monaca,  dove molta gente vive in case sporche e misere, e per vivere, commette piccoli e grandi furti. E’ la Roma delle bande, dei ladruncoli, delle truffe e della gente indigente.

In questo quadro tutto italiano, con le scritte sovrapposte sui muri delle case, vive Enzo Ceccotti (Claudia Santamaria), un ladruncolo solo e arrabbiato con la gente e con la vita, che vive di budini alla crema di cui riempie il frigorifero e di dvd porno.

La trama è semplice e lineare: Enzo, durante una fuga dalla polizia, viene contaminato nel Tevere da materiale radioattivo (proprio “robba da Tevere” direbbero dalle mie parti).

In seguito ad un incidente, scopre quindi di avere una superforza e di essere praticamente invincibile. I fori di pallottola guariscono nel giro di poche ore, cadere dal nono piano di un palazzo equivale a qualche attimo di stordimento e piegare un termosifone è facile come piegare un cartone della pizza. La scoperta dei super-poteri gli apre un mondo meraviglioso dove rubare un bancomat e portarselo a casa è la cosa più veloce e facile per avere qualche soldo.

In questo suo nuovo mondo entra, però, inaspettatamente Alessia (Ilenia Pastorelli), una ragazza con disturbi mentali, convinta di essere nel cartone di anime giapponesi di Jeeg Robot (appunto), e che Enzo non sia altro che Hiroshi Shiba, nome del protagonista del cartone animato.

Parallelamente si svolge la storia di Fabio, detto lo Zingaro (Luca Marinelli), un delinquente folle che pur di emergere dalla banalità della piccola criminalità, farebbe di tutto, anche cercare Enzo, per capire come avere anche lui i suoi poteri.

Per tutto il film si alternano, come in una grande giostra, attimi di immensa tenerezza, scene divertenti e immagini crude in stile Pulp Fiction. Così anche lo spettatore alterna risate, lacrime e ribrezzo.
Un plauso va, non solo al regista Gabriele Mainetti, ma anche al trio di protagonisti, che, a parte la certezza di Claudio Santamaria, vede in Luca Marinelli e Ilenie Pastorelli due attori bravi e convincenti, in due ruoli non necessariamente semplici.
Il personaggio di Marinelli poi, lo Zingaro, mostra una pecca della nostra civiltà moderna: l’ossessione per un like, per la visibilità sui social, quell’ossessione che porta i giovani, a volte, a stravolgere l’ordine di importanza delle cose.

La chiave del film, poi, è la ripetitività con cui Alessia dice al suo “Hirò” che deve salvare il mondo, che quei poteri gli sono stati dati per aiutare la gente, non per fregarsene degli altri. E mentre lui, perplesso, continua a ripetere che odia la gente e non ha amici, lei gli mostra il mondo per quello che potrebbe e dovrebbe essere, con il suo entusiasmo quasi fanciullesco.

Perché la verità è che la capacità di vedere il mondo con gli occhi di Alessia e il suo entusiasmo anche in mezzo al nero della vita, sono le uniche cose che davvero possono salvare le anime. Forse l’eroina della vicenda alla fine è lei, una ragazza un po’ pazza che vede la realtà come fosse lo specchio del cartone animato di Jeeg Robot.

Al termine del film, l’unica cosa che vorresti fare (oltre a rivedertelo tutto da capo almeno 100 volte), è prendere la macchina e andare a cercare Santamaria!

ATTENZIONE **SPOILER

La frase più bella del film, a mio parere, è quando Hiroshi/Enzo, un uomo fatto e finito, immortale e con i superpoteri, si inginocchia davanti ad Alessia, una ragazza con le rotelle fuoriposto e completamente indifesa, e le chiede:

“Ti prego, aiutami tu a capire come si fa, perché io non sono tanto bravo”**. E così lei gli insegna ad amare.

**La citazione non è perfetta, perché non sono riuscita a ritrovarla in rete e l’ho riscritta un po’ a memoria. Accetto volentieri correzioni e suggerimenti

Marina


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