La madre (im)perfetta

foto di vita da mammaDedico questo post a tutte le mamme imperfette.

Da quando sono madre mi soffermo spesso a pensare al concetto di “madre sufficientemente buona” di D. Winnicott che sosteneva che la madre perfetta, in realtà, non è quello che potremmo normalmente definire tale, perché in realtà ha paure, ansie, frustrazioni, è vittima della stanchezza e dello stress, ma riesce lo stesso a dare al proprio figlio quello di cui lui ha bisogno e tutto l’amore di una madre.
Una madre che non prova l’istinto di scappare o defenestrare il figlio quando questo piange e urla continuamente per, diciamo, un paio di ore di seguito, non è umana. La madre buona non è quindi quella che non prova questo istinto, ma quella che pur provandolo, non defenestra il bambino, né scappa, né lo riempie di botte, per capirsi, anche se “ha molte buone ragioni per detestare suo figlio” (cit.).

Voi direte: “Bè, certo! Ci mancherebbe che una madre getta il figlio dalla finestra perché piange”.
Ovvio! Sarebbe deplorevole! Però, chi è madre, sa che ci sono giorni in cui si vorrebbe avere la possibilità di scappare, di girare i tacchi e starsene un po’ in pace da sola. Oppure ci sono giorni in cui faresti volare schiaffi come piovessero dal cielo.

Il punto è che le madri non fanno niente di tutto ciò.

Una madre può perdere la pazienza e urlare eccessivamente, ma dopo qualche istante, quel fuoco mai spento di amore che ha nel petto riprende il sopravvento e la spinge ad andare dal proprio bambino a chiedere scusa per la reazione eccessiva.
Non pensate che questo faccia di una mamma una madre debole, come se la madre non dovesse mai farsi cogliere in fallo.

Una madre deve ammettere quando sbaglia perché insegnerà solo così a suo figlio, che è giusto ammettere i propri errori, che la gente sbaglia e che quando ce ne accorgiamo è giusto chiedere scusa.

In fondo nel DNA abbiamo la capacità di essere genitrici, non di essere brave genitrici. Nessuno ci ha mai davvero spiegato come si fa e di certo non ci si mette a studiare pedagogia quando ci si accorge di essere incinte.
Tra l’altro, la pedagogia lasciamola a chi deve educare in altri ambiti i nostri bambini, a chi deve imparare a capire le loro reazioni o i loro bisogni vedendoli magari qualche ora a scuola o in palestra perché non lo conosce sin dal primo istante come li conosciamo noi.
Noi non abbiamo bisogno di studi per capire i nostri bambini perché li abbiamo tenuti 9 mesi in grembo, abbiamo vissuto in simbiosi con loro almeno fino ai loro 3 anni di vita e anche dopo, il nostro nome è la parola con cui loro iniziano ogni frase: “Mamma, dove sono le scarpe?”, “Mamma, voglio quel gioco”, “Mamma, andiamo al parco”.

Ogni tanto penso a mia madre che dopo 10 minuti che era rientrata in casa dal lavoro, urlava: “Insomma! Mamma, mamma, mamma…sapete dire solo mamma!”
Aveva ragione. Quando mamma arrivava ognuno di noi fratelli aveva bisogno di lei.

Quello di cui invece abbiamo necessità, è di piccoli aiuti, di consigli, di dritte. I bambini oggi sono bombardati così tanto e spesso da stimoli di ogni genere che fare il genitore sembra sempre più complesso perché gli stessi nostri figli sono più complessi di quanto lo eravamo noi.
Basti pensare che prima dovevi stare attento alle compagnie che frequentavano dall’adolescenza in poi. Oggi devi stare attento a chi incontrano in chat, su facebook, su twitter ecc.

Quindi iniziamo ad imparare con umiltà a fare le madri sufficientemente buone quando sono ancora in fasce e i problemi sono ancora piccoli quanto i nostri figli, cerchiamo di mettere al primo posto il loro complesso mondo in evoluzione e godiamoceli. Solo così, scalino dopo scalino, impareremo a migliorare noi stesse.

"Le brave mamme hanno pavimenti appiccicosi, forni sporchi e figli felici."

“Le brave mamme hanno pavimenti appiccicosi, forni sporchi e figli felici.”

Quello che segue non lo scriverò per le mamme, ma come mio promemoria perché anch’io vorrei diventare una mamma imperfettamente perfetta:

– Ogni tanto mangiamo con i piatti di plastica, in modo da usare quei 10 minuti in cui di solito laviamo i piatti per leggergli una storia più lunga.

– Non facciamo una tragedia se una sera vogliono fare una cena a base di toast sul divano, anzi facciamolo anche noi. Qualche briciola per terra non sarà una catastrofe. Hanno inventato l’aspirapolvere apposta.

– Se i bambini camminano come cappuccetto rosso nel bosco quando raccoglie i fiori alla nonna, mentre noi abbiamo fretta di andare al lavoro o in qualsiasi altro posto, prendiamo il respiro e invece di urlare come pazze scatenate, prendiamoli per mano, diamogli un bacio e con dolcezza cerchiamo di trovare un passo che sia il giusto mezzo tra il loro incedere saltellante e la nostra corsa da bravi occidentali sempre in ritardo.

Ricordiamoci che i bambini non percepiscono lo scorrere del tempo come noi.

– Se il sabato mattina vogliono rimanere a casa in pigiama a giocare e disegnare senza preoccuparsi di vestirsi o dover per forza fare qualcosa, lasciateli stare se potete. Quante volte anche voi vorreste avere un sabato mattina fatto di pigiama, tazza di caffè e pigrizia e niente doveri?

– Lasciamo ai nostri figli la libertà di essere e decidere. Se decideremo sempre per loro, cresceranno bimbi repressi o incapaci di trovare la loro strada. Amiamo noi stesse e perdoniamoci le imperfezioni, ma cerchiamo di capirle e migliorarle in modo da insegnare anche a loro a migliorare se stessi.

Infine, più che a tutte le altre mamme, dedico questo post a mia mamma che mi ha urlato un miliardo di volte, ma è riuscita a non lanciarmi mai dalla finestra!


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