La Saga dei Maghi

foto da www.booksblog.itLa Spia dei Maghi
La Guaritrice dei Maghi
La Regina dei Maghi
— di Trudy Canavan

Dopo l’ultima saga di Trudy Canavan che mi aveva lasciato in lutto per qualche giorno (elaborazione del cui lutto ha portato al post di un mese fa sulla Saga del Mago Nero), sono corsa a comprare anche la seconda saga che qui in Italia viene chiamate La Trilogia dei Maghi (mentre in inglese è The Traitor Spy Trilogy).

Ho divorato anche questa in un mese esatto, con problemi di sonnolenza sul lavoro e con il terrore che deludesse le mie aspettative.
Invece alla fine è stata esattamente ciò che mi aspettavo: scritta bene, scorrevole, delicata e con la piacevole e familiare presenza di alcuni dei personaggi della prima trilogia, solo 20 anni più vecchi.

Ritroviamo infatti la maga Sonea, che ormai veste di diritto la tunica nera iun quanto seconda maga del regno a conoscenza della magia nera, il vecchio amico e mentore Rothen ed il figlio Dorrien, l’amico ladro Cery, l’ex-nemico Regin, Dannyl e Tayend e altri ancora.
Affiancati a questi personaggi, ne troviamo ovviamente di nuovi, tra cui il figlio di Sonea, Lorkin, fulcro e principale motore della storia, perché proprio grazie a lui si svilupperanno e avranno inizio le vicende che andremo a leggere.

La storia si snoda tra la ricerca, a Kyralia, del Cacciatore, l’assassino che sembra aver preso di mira tutti i ladri (che vede appunto tra i protagonisti proprio Cery e la figlia) e le avventure di Lorkin che, annoiato dalla sua vita piatta, decide di partire come ambasciatore per Sachaca insieme a Dannyl per poter trovare una nuova forma di magia e poter fare qualcosa di importante, dimostrandosi finalmente degno di essere il figlio di due tra i più potenti maghi del Regno.
A Sachaca, Lorkin entrerà in contatto con le Traditrici, un popolo a base matriarcale, nato dalla necessità delle donne Sachacane di sottrarsi alla supremazia maschile che tratta alla stregua di schiave anche quelle di loro che sono nobili. Secoli prima, un gruppo di donne sia schiave che nobili, appunto, si stanziò sulle montagne tra Sachaca e Kyralia, dando vita a questa società nascosta  che conosce molti dei segreti dell’antica magia ignorati dai maghi delle restanti terre e che vanta decine di spie tra i Sachacani senza che questi siano mai riusciti ad avere prova della loro effettiva esistenza.

Nel frattempo vedremo anche i frutti dei cambiamenti apportati da Sonea dopo la prima trilogia:
#1 – l’apertura della Scuola e ovviamente della Corporazoine dei Maghi anche ai meno abbienti che presentano doti magiche (a tal proposito ricordo che fino a vent’anni prima, nella Scuola e nella Corporazione erano ammessi solo maghi provenienti da famiglie di un certo rango a cui veniva sbloccato il dono della magia qualora presente anche in minima parte)
#2 – la magia guaritrice messa a disposizone dei poveri che possono andare nei ricoveri appositi ed essere visitati e curati dai maghi guaritori. I ricoveri, tra l’altro, sono l’unico luogo dove Sonea ha il permesso di recarsi al di fuori della Corporazione perché i maghi credono di poter controllare lei e la sua capacità di usare la magia nera solo in questo modo.

La trama è come sempre ben costruita, i personaggi vengono facilmente interiorizzati e sono comunque descritti molto bene. La prima trilogia è forse più potente e più coinvolgente, ma non sono affatto rimasta delusa da questa seconda. Non manca qualche piccolo colpo di scena anche se, purtroppo, a volte un po’ prevedibile. Così come non manca un po’ di romance e la rivalutazione di alcuni personaggi, cosa che piace molto alla scrittrice.
Inoltre, proprio sul finale, la stessa sembra porre le basi per un ulteriore sequel che ad oggi credo non abbia scritto.

Ovviamente, è piuttosto inutile leggere questa trilogia senza aver prima letto la precedente e, ahimé, anche il prequel L’Apprendista del Mago (su cui ho scritto un post tempo fa) dove la Canavan mette le basi per ciò che avverrà in questi 3 romanzi.

Purtroppo la traduzione in italiano dei libri della scrittrice si ferma qui.
Mossa dal mio solito bisogno compulsivo di acquistare qualcosa alla fine di una lettura piacevole, mi sono subito comprata Priestless of the White in edizione inglese, ma l’estate ha portato nuove saghe e vecchi libri che aspettavano di essere letti, quindi per il momento non ho avuto modo di iniziarlo. Prometto che lo farò quanto prima perché secondo me è una scrittrice che vale la pena di leggere davvero.

Il suo fantasy rispetta molte delle leggi classiche del fantasy, pur innovandole.

Alla fine di ogni romanzo ho finito per affezionarmi a tutti i personaggi e a piangere la morte di alcuni di essi (perché, purtroppo, quando c’è una guerra, qualcuno deve pur morire).

Insomma, se mi sono fermata a parlarvi di ben 7 dei libri di questa scrittrice, è perché credo fermamente che possa piacere a tutti e ringrazio la mia collega Niki (che mai leggerà questo post) per avermeli consigliati quel giorno.


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