La violenza sulle donne e il coraggio di dire BASTA!

Basta violenza sulle donne

Basta violenza sulle donne

Accendo la televisione.

Un altro uomo ha ucciso una donna, madre dei suoi figli, due bambini di pochi anni.

Perché? Sempre la stessa storia: lei lo aveva lasciato, non voleva stare più insieme a lui.

Quasi ogni giorno si parla di violenza sulle donne, quasi ogni giorno una donna viene uccisa o maltrattata dal proprio compagno o ex solo perché ha scelto un’altra strada, un’altra vita o anche gratuitamente, perché quell’uomo si sente in diritto di poterla picchiare solo “perché gli va”.

Non starò a parlare di numeri, anche se sono tanti, troppi, mi soffermerò invece a pensare a quanto sia terribile il fatto che questi uomini non paghino quasi mai per i crimini atroci che commettono.

Sì, perché la cosa che mi fa più rabbia è che si parla tanto di denunciare, di non sottostare alle angherie di uomini violenti, ma poi cosa fa uno Stato per proteggere queste donne?

Badate bene è giusto denunciare, sempre, ma capisco la paura e anche quanto coraggio ci voglia da parte di una donna nel farlo.

Come potrebbero non aver paura di farlo quando si sente che spesso a questi uomini non viene fatto nulla, che continuano a volte a vivere vicini alle loro vittime, che vengono “diffidati” dall’avvicinarsi alle loro ex, come se questo potesse fermarli?

Non ho mai subito violenze, né mai le avrei accettate, ma comprendo, lo ribadisco, il terrore di queste donne se poi sento che nella maggioranza dei casi quelle stesse violenze non vengono condannate da una giustizia che dovrebbe proteggere per prime le vittime e non i carnefici.

il-fumetto-dice-basta-eva-kant foto da pinkblogSono stanca di sentire di pene così lievi, se non a volte addirittura assenti, per chi ha deciso che la tua vita gli appartiene solo per il fatto che ti sei innamorata della persona sbagliata.

Sono stanca di uomini, potenziali assassini, che dopo aver picchiato, violentato, minacciato di morte una donna, vengono comunque lasciati liberi di continuare a farlo, finché non accade il peggio: uccidono.

Allora è troppo tardi, solo allora pensiamo e diciamo “si poteva fermare”: ecco iniziamo a pensare che si possano fermare prima questi assassini e non dopo che dei bambini vengono privati dell’amore e della presenza della loro madre, non dopo che una donna ha perso la vita solo perché ha detto quel tanto sudato “BASTA!”.

La dignità di una donna non viene garantita dalle feste, dalle mimose, dai regali, viene difesa solo dal rispetto e dalla giustizia, che, questa sì, non deve aver paura di condannare un uomo che umilia e maltratta la propria compagna.

Quando viene presentata una denuncia, non si può dire “non possiamo fare nulla finché non accade qualcosa di peggio”, perché questo non è uno Stato civile, questa non è giustizia!

L’amore, quello vero, non alza le mani, non molesta, non perseguita donne che scelgono di non stare più con un uomo e la giustizia non può permettere che ciò accada.

Noi, le donne che non subiscono violenze, dovremmo allora essere le prime ad alzare la voce per chi non lo può fare, per chi è più debole.

Noi abbiamo il dovere di non stare in silenzio, perché quel silenzio sarebbe da vigliacche esattamente come lo sono tutti gli uomini violenti.


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