ll Kamut, dalle tombe dei faraoni alle cavie da laboratorio

foto di viniesapori.itUn po’ di tempo fa vado a fare la spesa e mentre sto per prendere dallo scaffale del pane di Kamut, vengo bloccata dalla mia amica Ilaria che, come spesso accade, è a fare la spesa con me.
Non è servita la mia richiesta di spiegazioni, in quanto lei ha subito iniziato ad inveire contro il Kamut dicendo che facevano gli esperimenti sugli animali.

Siccome lei è un’animalista seria, mi sono fidata, però, chi mi conosce, sa che non mi basta che mi venga data per certa una cosa, devo documentarmi da sola per scoprire la “verità”.

Inoltre, a me che sono allergica alla farina di grano e ad altre farine comuni, la farina di Kamut, in realtà, non dà alcun fastidio (nonostante sia pur sempre farina di grano), quindi prima di privarmi del Kamut volevo essere certa che questa storia sui test sugli animali fosse vera.

Ma apriamo una piccola parentesi e facciamo un breve excursus sul Kamut:

Il Kamut, ormai è risaputo un po’ da tutti, è in realtà un marchio registrato della Kamut International Ltd (appunto), società americana sita nel Montana (con coltivazioni anche in Canada) che detiene appunto il monopolio di questo grano antico che si chiama in realtà grano Khorasan. Non che non lo si possa coltivare autonomamente (in Italia, infatti viene fatto), ma il marchio Kamut garantisce una coltivazione biologica e non ibridata che risponde a degli standard qualitativi definiti dalla stessa società agricola americana.
Sarebbe più corretto per me, quindi, scrivere KAMUT®, ma continuerò a chiamarlo semplicemente Kamut per comodità.

La popolarità del Kamut oggi è dovuta ad una grandissima operazione di marketing.
Innanzitutto, la storiellina che veniva propinata all’inizio per lanciarlo sul mercato, era l’affascinante racconto di un giovane aviatore americano di stanza in Portogallo nel 1949 che, venendo in possesso di strani e lunghi semi di grano trovati in una tomba egizia, li mandò al padre in Montana che li piantò e nel giro di 30 anni la produzione aumentò così tanto da poter allargare l’azienda e riuscire a distribuire il suo prodotto prima nei mercati locali chiamandolo il “Il Grano di Re Tut”, e poi in tutto l’Occidente.
Queste antiche e nobili origini, sono state poi smentite, ma di fatto, il grano khorasan è un grano antico, di origine Iraniana o forse Turca (in Turchia viene coltivato ancora oggi), che non è mai stato sottoposto alle ibridazioni a cui sono stati invece sottoposti i grani moderni.

Il Kamut è effettivamente più digeribile (ecco perché non mi dà problemi pur essendo allergica alla farina di grano), contiene più proteine, ha grandi qualità nutrizionali e…costa anche di più. Eh sì perché paghiamo il marchio, ricordatevelo! E’ un grano di marca, insomma.
Ormai il Kamut si trova ovunque (anche in farmacia), mentre altri grani antichi, certificati, come quello del Senator Cappelli, per esempio, che è Italiano e “fa meno strada” lo trovi solo in negozi specializzati.

Una riflessione è d’obbligo: una grossa società agricola che ha il monopolio di un prodotto così popolare e così “consigliato”, non vi mette paura? A me, sono sincera, me ne mette, eccome!

Detto ciò, torniamo ai nostri animali, alle cavie principalmente, quegli animali che la sfortuna (la loro) ha voluto che nascessero martiri della causa umana.
Bene, alle volte si sa, per screditare grosse multinazionali o comunque grandi aziende, basta mettere in giro una voce, vera o falsa non importa. Oggi poi con la fruibilità di notizie regalata dal web, le voci possono davvero correre alla velocità della luce. E a quel punto la loro veridicità importa poco.
Quindi mi sono chiesta se la Kamut Int. non fosse vittima magari di qualche burlone che volesse mettere in giro la storia degli esperimenti sugli animali….e invece….sorpresa delle sorprese, la Kamut Int., rea confessa, riporta i test effettuati su cavie animali proprio nel suo sito www.kamut.com/it/research.html#part_two
E’ vero che (mio dovere dirlo), lo studio risale al 2009, con la dichiarazione che dopo di esso non solo non sono stati effettuati altri studi su cavie animali, ma anche che non hanno intenzione di farne in futuro. Credo che dopo le proteste animaliste che gli sono piovute addosso, abbiano deciso di aggiungere questo chiarimento e di sottolineare piuttosto i loro studi su esseri umani volontari.

Bene, hats off per questo cambio di direzione, ma il 2009 non è così lontano e vorrei darvi solo un quadro degli esperimenti fatti sulle cavie da laboratorio: in sostanza i topini sono stati suddivisi in 2 gruppi e nutriti con pane di farina khorasan l’uno e con pane di farina di grano duro integrale l’altro.
Poi sono stati bombardati e sottoposti a stress ossidativo con doxorubicina. L’esperimento ha dimostrato che i topi nutriti con grano khorasan hanno reagito meglio degli altri allo stress ossidativo presentando una concentrazione minore di radicali liberi.
Una seconda analisi dei marcatori enzimatici nel fegato delle cavie ha confermato la prima analisi e ha anche miracolosamente rivelato che le cavie alimentate a pane di Kamut non manifestavano infiammazioni normalmente date dal bombardamento di doxorubicina.
E’ stato fatto un terzo studio con pasta, invece di pane, ma è inutile star qui a spiegarlo (lo trovate comunque nel sito della Kamut Int. Ltd) in quanto non vorrei che l’attenzione cadesse solo su quanto questi topini mangiassero bene durante gli studi! (Spero che l’ironia sia evidente).

Infatti non solo la doxorubicina è un medicinale somministrato nelle cure antitumorali che ha gravi effetti sull’organismo, inoltre, e vorrei che fosse chiaro (a me sembra lapalissiano, ma magari non lo è) ogni esperimento è terminato con l’uccisione dei topi per studiarne gli organi interni.

cavia da laboratorio

cavia da laboratorio

Gli esperimenti fatti su topi dalla Kamut Int., ancor peggio, a mio parere, rispetto ad altri comunque denigrabili effettuati su cavie, non sono stati fatti per mostrare che il loro prodotto non fa male, ma solo per la loro campagna di marketing che voleva enfatizzare il fatto che il Kamut fosse “migliore” del grano duro moderno.
Tali esperimenti erano, dunque, assolutamente inutili ed evitabili.

Non sarò né la prima né l’ultima a sottolineare, inoltre, che a me non interessa affatto quale sia il risultato su topi o altri animali, dato che non sono un topo, né un coniglio, né una scimmia. Quello che mi interessa è che gli uomini inizino ad utilizzare la loro “umanità”, a smetterla di usare questo mondo come fosse di loro proprietà, a provare ad usufruire – e non a sfruttare senza senso (se non quello legato ai soldi) – le risorse che vengono loro offerte.

Mangiare e acquistare Kamut deve essere una scelta libera, ma consapevole.

Quindi a voi la scelta.


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