Lo strano caso delle file impossibili…

persone in coda

Ufficio Postale.

Coda chilometrica.

Appena entri ti domandi: “Forse regalano qualcosa…”, perché non è umanamente possibile che ci sia tutta quella gente in coda solo per pagare.

Ti aspetti quasi di vedere i volontari della Croce Rossa distribuire acqua, viveri e coperte ai poveri disgraziati che svernano lì da circa tre ore!

In una situazione di disagio, così socialmente e psicologicamente complessa, entra la signora anziana di turno e si avvicina alla macchinetta eroga-numeri (o come diamine si chiama). Avete presente, no? Quella che ti assegna un numero in base all’operazione che devi espletare: Pagamento Bollettini, Servizi Finanziari, Servizi Corrispondenza e Pacchi…e così via.

E la signora cosa fa? Preme tutti i pulsanti!!!!!!

No, dico…SCHERZIAMO, VERO!!!?

Considerato che non è la prima volta che vedo persone arrivare dopo di me ed andarsene prima (sempre con il metodo “Premo Tutti i Pulsanti e Vediamo Quale Numerino Esce Prima”), mi pare di capire che ci sia uno schema diffuso!

Ma pensano di essere a giocare a tombola? Non fanno cinquina se escono tutti i numeri…qualcuno glielo dica, per cortesia!!

E questo mi porta al nocciolo della questione…

Perché, secondo voi, gli italiani hanno così tanti problemi a rispettare le code?

C’è qualche trauma infantile che viene tramandato nel DNA di padre in figlio che mi sfugge? Forse gli italiani sono più indaffarati di tutti gli altri abitanti del pianeta e non hanno tempo da perdere?

Sta di fatto che lo fanno tutti e lo fanno con naturalezza. Anzi, quando si rendono conto che sono guardati a vista e non hanno “margine di sorpasso”, ti stanno dietro scalpitanti…in attesa della minima distrazione per passarti avanti.

Come al bancone del bar. Io sono lì, buona, buona in attesa che il barista mi chieda cosa voglio ed ecco che arriva il fenomeno di turno che entra gridando “Un caffè!”, completamente incurante del fatto che siamo in cinque ad aspettare…

Ma se sono lì un motivo ci sarà, noooo!?! E quando ti giri a guardarlo male, ti risponde tutto stupito “Ah, scusi! Ma c’era prima Lei?” No, macché! Io passo il tempo davanti ai banconi dei bar a fissare i baristi…sai com’è? Ognuno ha i suoi problemi!!

Tra l’altro, sono anche quelli che se ne vanno senza né grazie, né per favore, perché andiamo di fretta e non c’è tempo per le smancerie. Ora dico…forse io uso anche troppe gentilezze, ma in questo caso melius abundare quam deficere…non abbiate paura ad essere educati!!!!

Il problema delle file è esteso anche a situazioni più ampie.

Vogliamo parlare delle persone alla guida di autovetture o motocicli?? Dico, ne vogliamo parlare?? Pensate solo che ogni volta che mio zio viene a trovarmi dagli Stati Uniti, ha gli incubi al pensiero di salire in auto (e che a nessuno venga in mente di fare battute sulla mia guida!!). Lo vedi, poveretto, abbarbicato al sedile, aggrappato alla maniglia dello sportello, con 7 cinture di sicurezza…si metterebbe pure il casco ed il giubbotto anti-proiettile se li avesse!

In effetti, per uno abituato a vivere in un contesto dove tutti in auto rispettano le file e le precedenze, trovarsi nel traffico fiorentino (e perché non è mai stato a Roma o a Napoli!!) dove i motorini per poco non ti salgono sopra… dove non esistono destre o sinistre e si supera senza ritegno… dove i limiti di velocità sono solo un suggerimento (fintanto che non ti fanno una multa da E.350,00 e ti tolgono 10 punti sulla patente!)… dove i pedoni sembrano corridori ai blocchi di partenza, pronti a scattare non appena individuano uno spiraglio tra una macchina e l’altra…altro che il leone e la gazzella nella savana!! A lui sembrerà un miracolo se riusciamo tutti a tornare la sera incolumi a casa!

Poi ovviamente c’è la situazione della coda agli sportelli degli uffici pubblici, laddove le macchinette eroga-numeri non sono ancora giunti.

Non molto tempo fa sono stata in Tribunale per depositare una traduzione. Tralascio (con enorme sforzo) ogni commento sulla “organizzazione” di tali uffici, dove entri con un problema ed esci con cinque (oltre a quello che avevi quando sei entrata!) e dove hai la netta sensazione di stare dentro una Candid Camera, perché non è umanamente possibile che qualcuno abbia potuto rendere così difficile e complicata una cosa così semplice come indicare il numero di una stanza…quanto ingegno ci potrà mai volere per numerare le stanze in ordine crescente o decrescente partendo dalla prima e arrivando all’ultima?

Comunque, immaginatevi la scena: 6 o 7 persone appoggiate ad una parete in ordine sparso (che difficilmente tentano di ricordare l’approssimativo ordine di arrivo!) che incrociano segretamente le dita nella speranza di aver azzeccato la porta giusta e non perdere ore di tempo per poi sentirsi dire “Non è qui che doveva venire! Deve andare alla stanza n. 34R@h%I8, terzo piano a destra, poi a sinistra, quarta porta dall’alto dei cieli, guarda in su, guarda in giù, dai un bacio a chi vuoi tu…chiaro?”, quando arriva la furbetta con i tacchi a spillo che crede di avere il fiocchino rosso e, noncurante delle persone in attesa, bussa alla porta ed entra, lasciando tutti basiti, perché fino a prova contraria nessuno di noi possiede il magico dono dell’invisibilità, per cui reagire in una situazione tale…diciamocelo…non è sempre immediato. Mezz’ora dopo esce e se ne va, come se fosse la cosa più naturale del mondo!

ii3_16_8_2Cosa fai ad una persona così? Cosa fai a mille…milioni di persone così?

Rimani come un pesce lesso e rassegnato aspetti che tutti i maleducati abbiano fatto i propri comodi? La insegui e le stringi la mano, perché ci vuole veramente coraggio per superare la coda con quella nonchalance? Ti arrabbi come uno Yeti dell’Himalaya e le urli contro sperando di infonderle il senso civico che le manca?

Ed è proprio questo il problema: il senso civico! Sembra banale…ogni paese “civilizzato” sembra averlo recepito…ma qui è qualcosa che proprio non attacca!! Un po’ come voler piantare i pomodori a dicembre…è inutile, non crescono! I pomodori si piantano a maggio, punto e basta!

Perché fare la fila quando si può essere più furbi e passare avanti? Ed è così, che stare in coda non diventa (tristemente!) sinonimo di rispetto ed educazione, ma di stupidità. E questo atteggiamento è talmente diffuso e radicato nel popolo italiano da essere ormai tratto distintivo che ci contraddistingue all’estero.

Questa noncuranza, questo infischiarsene dell’altro è alla base della maggior parte dei problemi che abbiamo nel nostro paese.

Poi vai al nord (in Trentino ad esempio) e ti accorgi che la civiltà esiste. Ti accorgi che le persone riescono a rispettare una fila ordinata senza calpestarsi, senza salirsi addosso, mantenendo un decoroso spazio vitale. Riescono ad accettare che ci sia qualcuno che è arrivato prima di loro e che è necessario attendere il proprio turno. E tu, abituato a ben altro, magari li guardi stupito come se avessi davanti una chimera metà uomo metà bestia mitologica…

“Ma loro non sono italiani!” dirà qualcuno. Quindi mi domando: il problema è essere italiani? No, non credo. Non mi piace generalizzare. Il problema sono i comportamenti duri a morire. Il problema sono le abitudini che non vogliamo cambiare perché “tutti fanno così!”.

Quindi, in conclusione, vorrei fare un “applauso virtuale” a tutte quelle persone che, controtendenza, praticano la gentilezza ed il rispetto per il prossimo, a tutti coloro che sanno stare tranquillamente in coda in attesa del loro turno, a coloro che fanno passare i pedoni sulle strisce, a coloro che cedono il posto sui mezzi pubblici alle persone in difficoltà, a coloro che dicono grazie, prego e per favore,  a coloro che rispettano il lavoro altrui.

Continuate così! Tramandate questi preziosi insegnamenti ai vostri figli…e forse (dico forse!) un giorno riusciremo a sradicare le erbacce della maleducazione per piantare il seme rigoglioso della convivenza civile ed educata.

 


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