L’Orda del Vento, capolavoro e innovazione nella scrittura fantasy

Copertina del romanzo

Copertina del romanzo

Premetto che quello che segue non vuole essere una recensione, ma un consiglio, sperando di invogliarvi a comprare e leggere questo libro.

Non vi racconterò la trama, né mi soffermerò troppo sui personaggi, quindi. Vi darò solo qualche indizio per permettervi di apprezzarlo qualora decideste di seguire il mio suggerimento.

Io comprai L’Orda del Vento in una libreria del centro storico del paese dove vado al mare tutti gli anni e alla cassa il ragazzo mi disse:

“Complimenti, è un bellissimo libro! Non proprio da leggere sotto l’ombrellone però”
“Lo avevo intuito dalla recensione di Le Figaro in quarta di copertina (cit. Allegorico, brillante, sconcertante, talvolta difficile, L’Orda del Vento è eccezionale)” gli risposi.

Il cassiere allora iniziò a cercare qualcosa, spiegandomi poi che voleva darmi il segnalibro presente nell’edizione originale, che invece avevano omesso in quella economica. Visto l’esito negativo della ricerca mi suggerì di ricercarlo in internet o di predere appunti.

Prendere appunti? Su cosa esattamente? Non prendo appunti leggendo un libro dai tempi dell’Università!

Aprì il libro davanti a me e mi mostrò come l’autore avesse deciso di far parlare tutti e ventitré i protagonisti del suo romanzo assegnando ad ognuno un simbolo.

Ventitré voci narranti, ognuna con un proprio punto di vista, un proprio vocabolario e un proprio stile narrativo.

Ammetto che iniziavo a spaventarmi.

Segnalibro nell'edizione originale

Segnalibro nell’edizione originale

Mi fece vedere come le pagine fossero numerate al contrario, dall’ultima alla prima.

E per finire, l’autore, tale Alain Damasio, un francese che nel frattempo si è ritirato a fare l’eremita per dedicarsi ai suoi romanzi, aveva anche ideato l’uso dei simboli di punteggiatura come sistema per trascrivere il vento, la sua intensità, la sua variazione e il suo ritmo.

Bè certo, di vento si parla e straparla ne L’Orda del Vento.

Essendo un romanzo fantasy, inoltre, la fantasia si sfoga e la fa da padrone.

Niente è impossibile: persone “fatte” di aria, persone che mutano perché la loro essenza migra o si trasforma, esseri che sono fuori dalle categorie canoniche a cui siamo abituati e un mondo strano, alle volte freddo e deserto, alle volte fin troppo affollato di esseri viventi, croni e autocroni, che sono esseri in grado di mutare il tempo e lo spazio. Il tempo si dilata e si accorcia, così come lo spazio, senza regole comprensibili alle nostre menti.

Il mondo in cui viaggia il nostro gruppo di personaggi, la nostra orda per l’appunto, è un mondo sferzato dal vento, a volte lieve, altre volte così potente da spazzare via ogni cosa.

In alcune città la gente si rifugia nei pozzi scavati per terra in modo da ripararsi da crolli improvvisi dovuti ad altrettanto improvvise trombe d’aria.

Il paesaggio è fatto di terre selvagge, di villaggi abitati da tribù, di città molto strutturate – sia logisticamente che gerarchicamente- di ghiacci e di deserti.

Il romanzo inizia in media res, con il gruppo nel mezzo di un Fuorvento, pronti a costituire la formazione per contrastarlo. BAM!! Arriva il fuorvento!

Arriva e passa in un istante. E una volta passato conosciamo gli esseri più particolari e strabilianti che una mente umana possa aver creato: i Croni, o almeno una delle loro molteplici forme.

Meriterebbero un post a parte, ma la loro essenza complessa è così fuori dalla portata del nostro cervello pragmatico, che solo scorrendo le pagine del romanzo potrete farvene un’idea.

Immagine orda del vento (Foto da malazan italia forumfree.it)

Immagine orda del vento (Foto da malazan italia forumfree.it)

Ad ogni modo, non c’ è un inizio lieve né un’introduzione dei personaggi, perché chi racconta vive in questo mondo già da molto tempo, ha affrontato altri fuorventi e non conosce che questa realtà. Dato che noi lettori siamo solo intrusi nei loro pensieri, non abbiamo il privilegio di un narratore che ci racconta una storia, ma solo di personaggi che pensano e vivono l’istante della loro vita o parti di ricordi che alle volte affiorano propotenti nella solitudine del viaggio.

Quindi a poco a poco i personaggi racconteranno che nel loro mondo, la prepotenza del vento sferzante, li ha spinti nei secoli a costituire delle orde, allenando sin da piccoli, bambini con particolari capacità, per farne parte.

Ogni orda inizia il suo viaggio da Aberlaas, il centro di tutto, e affronta il lungo cammino verso l’Estrema Vetta, là dove il vento ha origine, per scoprire cosa c’è davvero.

Di anno in anno nuove orde partono, di alcune si hanno notizie sparse e alle volte poco attendibili, di altre si perdono le tracce nel tempo e se ne immagina la morte. Nessuna, fino ad ora sembra aver raggiunto l’ Estrema Vetta. Riuscirà la Trentaquattresima orda, quella formata dai nostri 23 protagonisti ad essere la prima a scoprire l’origine del vento?

Ognuno ha un compito all’interno del proprio gruppo, una mansione legata alle proprie capacità:
Lo Scriba, l’artigiano, la focaia, il geomastro, il falconiere, il trovatore, i crocchi (cioè coloro che trasportano i viveri), e così via.

La cosa davvero inquietante è che nonostante i 23 personaggi condividano le stesse sofferenze e lo stesso destino per anni e da quando sono molto giovani, ognuno di loro (fatta eccezione per pochi) è spesso solo, vittima dei propri pensieri e rimpianti, che li corrodono da dentro nelle lunghe giornate di cammino, costretti alle intemperie e a superare le loro stesse forze.

Il capo della nostra orda è l’animalesco Golgoth, pura forza e propensione al comando. Nessuno lo ama, tutti lo rispettano e lo temono però.

La voce narrante per eccellenza è invece Sov, lo scriba. I suoi racconti e punti di vista sono quelli che maggiormente ci aiutano a capire la storia narrata, il passato e le relazioni tra i personaggi.

Il romanzo scorre tra parti lente fatte di cammino e giorni uno uguale all’altro, e colpi di scena, rivelazioni alle volte solo accennate e intuizioni (del lettore o di un personaggio)…fino alla fine. Se di fine si può parlare. (Peccato non possa svelare nulla qui)

Non è un libro per tutti, lo ammetto. Bisogna amare il genere o comunque amare le innovazioni. In effetti non è un romanzo da ombrellone e confesso che le oltre 600 pagine mi hanno a tratti affaticata, ma ne è valsa la pena e spero di avervi messo un po’ di curiosità.


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