Nella mente dell’ipnotista

Copertina Nella mente dell'ipnotista

Copertina Nella mente dell’ipnotista

Da qualche anno leggo con grande interesse i libri di Lars Kepler, pseudonimo di Alexander Ahndoril e Alexandra Coelho Ahndoril, una coppia di scrittori svedesi.

Il loro libro più famoso è sicuramente “L’ipnotista” uscito uscito nel 2010 edito da Longanesi.

A questo, che ha come protagonista il commissario Joona Linna, della polizia criminale di Stoccolma.

Devo dire che mi hanno appassionata soprattutto le trame di questi thriller, in particolare perché riescono a far entrare il lettore in un mondo fatto non solo di omicidi, ma anche di elementi che indagano sulla psiche umana.

Ne “L’ipnotista” dopo che un uomo viene trovato ucciso, dopo essere stato accoltellato, in una scuola, la polizia trova a casa della vittima assassinate, anche la moglie e la figlia minore. Unico superstite è il figlio sedicenne Josef, trovato in una pozza di sangue e ricoverato in ospedale in grave stato di choc. Dal momento che il ragazzo non comunica con il mondo esterno, l’investigatore Joona Linna decide di chiedere aiuto al dottor Erik Maria Bark, l’ipnotista appunto.

Immaginatevi quindi le mie aspettative per l’ultimo libro, “Nella mente dell’ipnotista”, uscito un paio di mesi fa.

Peccato perché in questo caso fino a metà del libro, non sono stata coinvolta: dialoghi troppo lenti, a volte anche un po’ scontati, pochi colpi di scena e solo nel finale una leggera ripresa che certo però non valeva tutto il libro.

Anche in questo nuovo capitolo della saga la polizia richiede l’aiuto di Erik Maria Bark, l’ipnotista più famoso di Svezia. Durante le sedute di ipnosi emergeranno fatti che lo riguardano direttamente, collegandolo con le vittime. Per evitare che venga incriminato arriverà in suo aiuto il vecchio amico Joona Linna, ormai ex poliziotto a causa della sua scomparsa durata più di un anno e, per questo, dichiarato ufficialmente morto dalle autorità.

Ecco, entrambi i protagonisti in questo libro mi sono apparsi fiacchi, senza quell’appeal che mi aveva tanto affascinata nei precedenti, come ad esempio ne “L’uomo della sabbia”, uno dei più belli e commoventi a mio avviso.

Insomma onestamente quest’ultimo lavoro non l’ho apprezzato, mentre consiglio, a chi interessa, di leggere gli altri libri della serie: quelli sì, li ho divorati!


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