Nuraghe San Pietro: un viaggio a ritroso nel tempo

Nuraghe San Pietro

Nuraghe San Pietro

Vi ho già parlato della mia terra, la Sardegna, ma ogni volta che vado d’estate scopro posti nuovi e quest’anno mi è capitato di visitare un nuraghe proprio vicino a casa mia.

Si tratta del Nuraghe San Pietro a Torpè, un paese in provincia di Nuoro dove andavo da piccola con i miei genitori per prendere l’acqua dalla fonte.

Non ero più passata da lì, ma quando ho visto il cartello che indicava il nuraghe mi sono incuriosita e abbiamo deciso di farci un salto.

All’ingresso del sito archeologico abbiamo trovato un signore gentilissimo che fa parte dell’associazione culturale Sardus Pater.

Proprio grazie a loro e al lavoro della Soprintendenza per i Beni Archeologici di Sassari e Nuoro il sito nuragico è stato portato a nuova vita e onestamente il nome scelto per l’associazione è davvero azzeccato: Sardus Pater era infatti il Dio eponimo dei Sardi nuragici venerato presso il tempio di Antas (fonte Wikipedia).

Come dicevo il signore all’ingresso ci ha spiegato la struttura del nuraghe e ci ha consegnato un dépliant dettagliato che racconta la storia del sito e che vi riporto qui sintetizzato.

Il complesso, risalente al XIV a. C., viene citato per la prima volta dall’abate Angius nell’Ottocento.

I primi lavori di scavo vengono eseguiti nel 1973 dopo alcuni danneggiamenti, mentre dal 1980 al 1984 la Soprintendenza effettua lavori di restauro e scavo che portano alla luce il nuraghe e a circa 50 metri da esso un villaggio, esplorato ancora oggi solo in parte.

Il monumento presenta una torre principale ed altre quattro laterali. Quella principale ha un ingresso di forma rettangolare, nel quale si aprono sul lato destro una nicchia, la cosiddetta “garitta di guardia” e sul lato sinistro una scala che porta ad un terrazzo. Il corridoio conduce alla camera centrale nella quale si aprono tre nicchie disposte a croce. Di fronte all’ingresso principale è situato anche un cortile, dove è presente un pozzo e dove si aprono altri tre ingressi che danno accesso alla torre principale e a due torri laterali. Alla terza torre invece si accede invece dall’esterno del complesso.

Villaggio

Villaggio

In seguito alla rimozione di materiale crollato è affiorata una quarta torre, dove sono stati rinvenuti numerosi vasi integri ed altri perfettamente ricomponibili, costituiti da piccole ciotole e tegami.

I reperti hanno permesso di far risalire la vita del nuraghe a partire dall’età del Bronzo fino all’età imperiale. La torre situata a sud-ovest, utilizzata come granaio, è stata usata anche in epoca romana.

Il costo per visitare il complesso è di 3 euro: qualcuno forse disapproverà, mentre io trovo più che giusto far pagare per vedere un sito archeologico, soprattutto visto che ci sono persone che lavorano duramente per riportare alla luce un passato che ci racconta la vita di un popolo e le sue abitudini.

Non dimentichiamoci che all’estero fanno pagare per vedere qualsiasi cosa, mentre noi in Italia spesso non valorizziamo le tante bellezze artistiche che arricchiscono questo Paese.

Sono rimasta davvero affascinata da questo luogo: è stato quasi come fare un salto nella preistoria e toccare con mano quelle pietre millenarie ha un che di magico.

Per un attimo sono stata catapultata in quel villaggio dove ho immaginato di dover proteggere, attraverso quelle mura, la mia vita quotidiana, di preparare le scorte per l’inverno e di essere in balìa degli elementi.

Oggi, abituati ad ogni comodità, non ricordiamo più il passato, mentre la parte selvaggia che è in me a volte lotta per riemergere e qui, almeno per un po’, è stato possibile che accadesse.

Ringrazio quindi di cuore tutti quelli che rendono possibile fare dei “viaggi” a ritroso nel tempo e chi si dedica con amore e passione a mantenere viva la nostra memoria storica.


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