Un Giorno – una fiaba per mamme e figlie

Copertina del libro

Copertina del libro

Quello di cui vorrei parlarvi non è un vero e proprio libro, di sicuro non è un romanzo, ma piuttosto una storia semplice per bambini, che apprezzeranno anche di più i genitori.

L’ho regalata a mia figlia per Natale, volevo un libro speciale, qualcosa che andasse oltre la solita fiaba e mi sono lasciata consigliare dalle recensioni di questo libriccino su Amazon.

Alison McGhee, l’autrice, racconta con immagini (disegnate da Peter H. Reynolds) e poche frasi incisive la storia di una mamma che per la prima volta tocca le manine della sua piccola, la spinge sull’altalena, la aiuta a rialzarsi e a scoprire il mondo, la veglia mentre dorme e la aiuta a crescere, finché non la lascerà andare per la sua strada e la ragazza ormai donna diventerà a sua volta madre.
Da allora il mondo verrà visto con gli occhi di nonna, ma di una nonna che non smetterà mai di essere madre.

E’ un dolce percorso tra immagini, pensieri e ricordi.
Forse è rivolto maggiormente a madri con figlie femmine, perché è la storia di un passaggio, di un’eredità lasciata nel tempo, ma ovviamente ciò non esclude madri con figli maschi.

Ammetto che la prima volta che l’ho letta a mia figlia (e anche le successive purtroppo), mi sono commossa e mia figlia si è commossa con me, pur non capendo ancora il vero significato della storia. E’ bastato il ricordo delle sue piccole mani, prova concreta del mio esser diventata madre, che mi si è formato un groppo in gola. Con lo scorrere delle pagine l’effetto nodo in gola non sparisce, anzi aumenta fino a diventare effetto cascata!

Siamo abituati a considerare i figli come fossero nostri, quando invece dovremmo considerarli come esseri autonomi, verso cui il nostro unico compito è dar loro le giuste basi per essere quello che sceglieranno di essere. Dobbiamo sorreggerli e sostenerli sempre, qualora loro ne abbiano bisogno, ma dobbiamo anche sapere quando lasciarli liberi, cosa che mi sembra più difficile di qualsiasi altro compito di genitore.

Qualche tempo fa, mia figlia, minacciata scherzosamente di essere mandata in collegio (non ricordo neanche più per cosa) rispose a me e mio marito così:

La vita è la mia. Voi pensate alla vostra, che io penso alla mia.

Mia figlia ha poco più di 5 anni, quindi una frase del genere fa ridere e fa tenerezza, ma un fondo di verità c’è.
Cos’è un genitore se non un educatore alla vita?

In un altro mio post (La madre im-perfetta) scrissi che ai figli non vanno date le scelte, ma gli strumenti giusti per poter scegliere….

E così, in questo libro, la madre lascia che la figlia scopra “la vita”. La guarda ridere, meravigliarsi e soffrire, senza mai servirle su un piatto d’argento quello che deve fare, ma anche senza mai lasciarla sola. La madre sa che la figlia dovrà provare gioia, ma anche dolore, dovrà sbagliare e spingersi fino a limiti che dovrà trovare da sola.
E un giorno la guarderà andare via e benché il suo cuore si faccia piccolo piccolo, stretto dal dolore dell’ “abbandono”, sa che anche la figlia guarderà indietro sapendo che quella casa che da lontano sembra piccola piccola, in realtà è un posto gigante, perché in essa alberga l’amore che la madre avrà sempre pronto per lei.

L’ultima immagine del libro (e con questo non credo di rivelarvi nulla, ma, se credete, passate al paragrafo successivo) vede una figlia ormai anziana, con i capelli canuti, seduta su di una sedia a dondolo e con accanto una foto della madre che la teneva in braccio quando era ancora in fasce.

Insomma, “Un Giorno” è una bella e dolce poesia da dedicare alle proprie figlie, o alle proprie madri, con la speranza di lasciare una bella impronta nel loro cuore.


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